by prof. Salvatore Buzzelli

Il costo energetico dell’attenzione

L’attenzione è una delle qualità mentali che generalmente fa sentire il suo peso soprattutto quando si è alla ricerca dell’affermazione personale nella propria carriera, sia nella vita di relazione sia nello sport.

In particolare, in alcuni sport, l’attenzione risulta determinante, a parità di qualità tecnico-fisiche, per la conquista di risultati agonistici anche di una certa levatura.
E’ noto, come per esempio nel tennis, il giocatore si trovi in alcune circostanze, ad avvertire sensazioni di “vuoto mentale” che non gli consentono di potersi esprimere secondo le proprie potenzialità, e proprio a causa di queste situazioni, perde un incontro che magari avrebbe potuto vincere facilmente.
Non è noto però se l’acuità attentiva sottragga energia fisica per la prestazione o se è l’alto dispendio energetico a determinare il calo di attenzione.

L’obiettivo di questa ricerca è stato capire il nesso di casualità che si determina in fase prestativa tra capacità fisica ed attenzione.

La ricerca

Abbiamo sottoposto alcuni atleti all’esecuzione di tre test particolari che evidenziassero la capacità soggettiva di resistenza organica generale.

In particolare abbiamo sottoposto i nostri esaminandi al test di Cooper (12 minuti di corsa) e a due forme esecutive differenti del “Sigma Test“.

Il “Sigma Test” è stato introdotto nel 2007 dal Prof. Buzzelli per valutare la resistenza specifica del tennista, attraverso la ripetizione continua a velocità progressiva, di spostamenti a navetta da effettuarsi nella zona di campo da tennis delimitata dalla linea di fondo campo, dai corridoi esterni e dalla “T” della zona di battuta.

Sigma

Come si utilizza il SensoBuzz in questa ricerca

Il “Sigma Test” si avvale di uno strumento chiamato “SensoBuzz” che funge da lepre elettronica, imponendo il ritmo di spostamento secondo l’emissione di segnali visivi ed acustici diversi uno dall’altro. La frequenza di emissione rimane costante ed incrementa ad ogni minuto di esecuzione del test.

Il ritmo iniziale del test è di un segnale ogni 5 secondi, e poi ad ogni minuto diminuisce di 0,2 secondi, al fine di sollecitare l’atleta a correre sempre più velocemente per mantenersi in linea col ritmo dello strumento.

L’atleta deve eseguire il test, spostandosi in corsa a navetta dalla “base” al “target” indicato dal SensoBuzz, e che è posto in uno dei cinque punti indicato sulla porzione di campo da tennis.

Il test termina quando è manifesta l’incapacità dell’atleta di stare al passo del ritmo imposto dallo strumento.
Il risultato finale è rappresentato dal numero dei cicli “andata e ritorno” eseguiti e trasformati in VO2max oltre che in velocità specifica.

L’utilizzo del “Sigma Test” in due modi differenti

Per effettuare la presente ricerca, ritornando ai test utilizzati come abbiamo accennato precedentemente, abbiamo chiesto ai nostri allievi di eseguire il Sigma Test in due maniere differenti.

La prima forma di esecuzione, che chiameremo “Sigma Test Predefinito”, richiedeva di tener conto solo del ritmo imposto dal SensoBuzz e spostandosi inizialmente dalla “base” alla posizione 1 e rientro per poi fare la stessa cosa alla 2, poi alla 3, poi alla 4 ed infine alla 5, per poi riprendere la sequenza daccapo e continuare fino al termine del test.

Sigma test

La seconda forma di esecuzione, che chiameremo “Sigma Test Originale”, invece imponeva di effettuare il Sigma Test secondo protocollo standard, cioè seguire ritmo e segnali emessi dal SensoBuzz fino al termine del test.

I tre differenti test sono stati eseguiti uno per volta in tre differenti sedute a distanza di 72 ore tra loro, e sono stati registrati i valori individuali conseguiti per ogni test.

Il campione di ragazzi della ricerca

Hanno partecipato al presente studio 15 ragazzi di età compresa tra i 16 e i 21 anni, di altezza media 1,75 cm e peso medio 67 Kg.

Sigma test
Signa test
Sigma grafico

L’utilizzo del test di Cooper

Per verificare il potenziale individuale della capacità di resistenza organica è stato adottato il Test di Cooper, che anche se datato come origine (1968), rimane il test più semplice da proporre per individuare in forma indiretta il Massimo Consumo di Ossigeno (VO2max) indicativo per ogni soggetto.

Ricordiamo che tale test richiede di correre per 12 minuti e registrare il numero dei metri percorsi. La valutazione si avvale di tabelle precostituite per sesso ed età, che assegnano un valore empirico alla prestazione ottenuta soggettivamente, del tipo: Ottimo, buono, sufficiente, scarso, in base ai metri percorsi.

Attraverso i nomogrammi di Margaria è possibile determinare in forma approssimativa ma con un grado di veridicità significativo, il VO2max secondo l’equazione: m = 5 * (VO2max – 6) * t,

dove “m” sono i metri percorsi nel test e “t” è il tempo in minuti.

Il VO2max si misura in mlO2/Kg/minuto.

Assumiamo quindi, che l’esecuzione del Test di Cooper riesce a far esprimere il massimo delle capacità aerobiche di un soggetto (100% del VO2max).

Per correre in linea come avviene nel Test di Cooper, l’esaminando non è impegnato sotto il profilo attentivo e quindi il risultato è quello derivato dalle sue capacità organiche.

L’attenzione permette di esprimere il proprio potenziale organico.

Il Sigma Test, è un test specifico per atleti che praticano sport di situazione come il tennis, per cui il responso è determinato oltre che da fattori organici anche da fattori mentali che costringono l’esaminando a tener presente le richieste motorie indicate dal SensoBuzz (direzione da seguire in base al segnale emesso).

Come si può notare dalle tabelle e nel grafico a barre soprastante, a fronte di un risultato di una certa entità, ottenuto nel Test di Cooper, nel Sigma Test Predefinito lo stesso soggetto ottiene valori leggermente inferiori, mediamente del 3,45% (l’equazione utilizzata per la determinazione del VO2max, tiene conto anche della spesa energetica relativa ai numerosi cambi di direzione), mentre nel Sigma Test Originale, i risultati sono di gran lunga inferiori, mediamente pari a circa l’11%.

Si può affermare quindi che quando nella prestazione organica generale entra in gioco l’aspetto attentivo, i risultati che si ottengono, tendono a diminuire non di poco, facendo sì che la prestazione individuale sia ridotta mediamente di valori intorno al 10% con punte che raggiungono il 20%.

Si può quindi ipotizzare che in termini di consumo energetico durante la fase prestativa, l’attenzione sottrae una parte considerevole dell’energia che dovrebbe servire alla prestazione fisica.

In altre parole potremmo affermare che un’adeguata capacità attentiva, ottenuta ed incrementata con particolari allenamenti specifici, permetterà al soggetto di esprimere tutto il suo potenziale organico.

A questo proposito suggeriamo come fondamentali, le esercitazioni percettivo-cognitivo-cinetiche realizzabili col Metodo Coordinabolico del prof. Buzzelli.

Photo by Salvatore Buzzelli

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