Il piede si definisce piatto quando l’arcata plantare è “bassa” o completamente inesistente, tanto da rendere l’appoggio del piede innaturale, poiché tutta la pianta tocca il suolo, anche la parte mediale. Il piede si presenta, quindi, iperpronato.

 

 

Le cause di tale condizione sono spesso legate alla genetica (piede piatto strutturato), anche se non sono da escludere i casi di adattamento e crescita successive alla nascita (piede piatto adattativo): sovrappeso, appoggio errato del piede per un tempo prolungato, fattori patologici (spina bifida, distrofia muscolare, artrite reumatoide, diabete), traumi del piede, invecchiamento, calzature inadatte e gravidanza (ma in questo caso è temporaneo).

 

Solitamente si tratta di una caratteristica bilaterale degli arti, ma in alcuni casi si presenta singolarmente.

 

Possedere l’arco plantare normale rappresenta un vantaggio enorme sulla distribuzione del peso corporeo sul piede e garantisce un passo più corretto, evitando possibili danni muscolo-scheletrici agli arti inferiori e alla schiena.

 

Detto ciò è chiaro che se la parte centrale interna del piede tocca completamente a terra, la distribuzione del carico sugli arti inferiori viene alterata e può causare processi dolorosi e degenerativi delle componenti articolari e legamentose, delle ossa e dei muscoli.

 

Tra i sintomi principali troviamo: dolore e infiammazione alla fascia plantare, alle articolazioni della tibio-tarsica (caviglia), della femoro-rotulea (ginocchio) e ai muscoli della zona lombare e delle gambe, adattamento della ginocchia verso il valgismo, alluce valgo, dolore ai metatarsi, ipofunzionalità e dolore del muscolo tibiale posteriore con conseguente crollo della volta plantare.

 

Questo succede perché essendo il piede in iperpronazione, il peso del corpo non viene scaricato sull’intera pianta, ma solo sulla parte interna, creando disequilibrio alle anche e alle ginocchia.

 

Riconoscere un piede piatto è possibile con l’osservazione visiva sia della conformazione dell’arcata, che delle calzature, poiché tendono a consumarsi dove viene maggiormente caricato il peso sul piede, ma per una diagnosi più approfondita è necessario rivolgersi ad un medico specializzato e fare, se necessario, tac, raggi x , risonanza magnetica o ecografia.

 

 

 

PREVENZIONE E CURA

 

A meno che non ci si trovi in presenza di una situazione ossea strutturata e finché è la fascia muscolare ad essere debole e abbassata, questa condizione può essere trattata, migliorata e in alcuni casi risolta, soprattutto se si interviene in età infantile, mentre nel primo caso sarà necessario l’intervento chirurgico.

 

In età infantile è molto comune ricorrere ai plantari, ma niente ottiene più risultato nei bambini, come anche in età adulta, dell’esercizio muscolare con i cosiddetti “esercizi cavizzanti ”: ossia degli esercizi che vanno a stimolare la contrazione e la risalita della fascia plantare e a correggere sia l’eccessiva pronazione del calcagno che il valgismo delle ginocchia.

 

Gli esercizi più efficaci sono:

– Afferrare una matita o un tovagliolo con tutte le dita del piede e sollevarlo dal suolo;

– Da seduti, piedi paralleli, portare le dita verso l’interno andando in supinazione plantare;

– Da in piedi, portare il peso sull’avampiede sollevando i talloni da terra e di seguito portarlo sui talloni sollevando le punte;

– Da seduti, posizionare una pallina in mezzo ai piedi e cercare di sollevarla supinandoli e afferrandola con entrambe le volte plantari;

– Far scorrere la pallina sotto al piede avanti e indietro, massaggiandolo fino al tallone;

– Massaggiare la fascia plantare con la pallina, facendo dei movimenti circolari a livello dell’arcata;

– Rinforzare il gluteo e gli abduttori delle ginocchia con controresistenze in abduzione delle anche, sia in piedi che da seduti;

– Far rotolare una un bottiglia di acqua ghiacciata sotto la fascia la mattina e la sera.

 

Oltre a tutti questi consigli è fondamentale: mantenere un normo peso per evitare di aggravare la situazione, quindi sì all’attività fisica, facendo attenzione anche al tipo di calzatura che si indossa: la scarpa deve essere adatta a mantenere l’arcata naturale del piede, quindi con un rialzo sul tallone che ammortizzi i carichi. E infine intervenire sulla postura, se ci sono squilibri, già in tenera età per evitare peggioramenti nel tempo.

 

 

 

Veronica Saveri

 

PT, Tecnico base 1 BodyBuilding, Tecnico avanzato Bodybuilding, Assistente 1 livello ginnastica